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Chiesa Parrocchiale Maria Vergine Assunta



CHIESA PARROCCHIALE MARIA VERGINE ASSUNTA

Chiesa Parrocchiale Maria Vergine Assunta


IndirizzoIndirizzo: Via Mera, 4

TelefonoTelefono: 0163/71140

Probabilmente sulla roccia che sovrasta il borgo di Scopello vi era già un luogo di culto. Le notizie d’archivio documentano l’edificazione di una chiesa nel 1583. Nell’anno 1591 venne fatto un ampliamento e venne costruita la cappella dedicata alla Madonna del Rosario e nel 1597 la cappella dedicata a S. Marco. Nel 1603 giunsero a Scopello dalle catacombe romane le reliquie di S. Fabiano martire e collocato nello scurolo sotto il presbiterio (ora sono conservate nella teca d’argento visibile sotto l’altare maggiore). Nel 1720 su progetto del molliese Giacomo Janni Grandi venne ampliata la navata come la si può vedere ora. Nel 1840 fu decorata la navata.

Due opere importanti sono il fonte battesimale datato 1585 (sormontato da una cupola lignea della prima metà del XIX sec.) e una croce posta sul sagrato (un tempo area cimiteriale) del 1585: su entrambe è riscontrabile il segno di uno scultore prismellese (da Prismell ossia la comunità di Pietre Gemelle); il marmo bianco è della cava di Rassa.

Il gruppo scultoreo della Madonna Assunta collocata sopra l’altare Maggiore è dello scultore locale Alessandro Gilardi (1826-1906) come la statua di S. Fabiano (a sinistra). La statua di San Francesco Saverio ( a destra) invece è di Giovanni Mainoldo (1662-1735).

Nella cappella centrale vi è un antico crocifisso e il simulacro del Cristo Morto del XVIII sec. Nella stessa cappella è stata collocata la statua di San Bernardo d’Aosta, del sec. XVII, recentemente restaurata, un tempo custodita nell’oratorio a lui dedicato nella frazione Ordarino.

Nel 1812 fu collocato nel presbiterio l’attuale altare Maggiore in marmo con l’ancona che contiene la Madonna Assunta, proveniente dalla chiesa della Madonna del Carmine di Novara; l’antico altare ligneo secentesco scolpito dagli scultori Sceti di Campertogno fu collocato nella chiesa di S. Pietro a Pila.

Le vetrate: realizzate nel 1930 dalla ditta Janni con sede in Torino portano lo stemma nobiliare della famiglia Gianoletti che è raffigurata nella vetrata a destra dell’Altare. Sopra l’organo vi è raffigurata la scena del Giuramento dei Valsesiani contro fra Dolcino con il motto valsesiano “Semper eadem, nec mutor in fide”. Poi vi sono i santi fondatori: a destra dal fondo S. Domenico, S. Francesco; a sinistra S. Ignazio di Loyola, ognuno con il proprio motto scritto sopra. Sopra l’altare vi è il Cristo Pantocratore e le immagini di S. Giuseppe e S. Anna. Sopra la cappella della Madonna del Rosario vi è la vetrata raffigurante il “voto dei lupi” alla Madonna di Mera del 1585, quando la Madonna ha protetto le popolazioni e le greggi dall’invasione dei lupi; sopra alla cappella del Sacro Cuore vi è la vetrata raffigurante la battaglia di Lepanto del 1571.

Le due grandi tele del sec. XVII raffiguranti la natività di Gesù e l’adorazione dei magi sono di notevole pregio ma di autore al momento ignoto.

L’altare e l’ambone sono realizzati in onice e la modifica del presbiterio per l’adattamento alla riforma liturgica fu compiuta dall’arch. Valter Bacchella.

L’organo, inserito in una cassa lignea antica, è stato realizzato nel 1925 dalla ditta Vincenzo Mascioni di Cuvio (op. 366).

Il portone principale in bronzo è stato realizzato dallo scultore Teruggi Luigi di Milano, autore anche delle statue in terracotta poste nelle cappelle del sagrato, raffiguranti i cinque misteri della Luce del Rosario (Battesimo, Nozze di Cana, Predica sulla Montagna, Trasfigurazione, Eucaristia) e due aggiunte (Chiamata a seguire Gesù lungo il mare di Tiberiade e Annunciazione). Dello stesso autore è anche l’altare della cappella ossario, detta “delle anime del Purgatorio”.